Una figura storica importante di Meta e della Campania è sicuramente quella di Camillo Paturzo. Figura, ahimè, consunta da un ingiusto oblìo. Camillo Paturzo nacque a Meta nel 1811 a Via Meta 12 nello storico Palazzo Carbone (oggi corrisponderebbe a Via Angelo Cosenza) da Emanuele e da Dorotea Cafiero. Visse a periodi alterni tra Meta e Napoli ove compì i suoi studi al conservatorio. Ebbe per maestro il grande Gaetano Donizetti, il musicista bergamasco compositore della prima canzone d’autore del filone classico napoletano IO TE VOGLIO BENE ASSAJIE!.

Frequentò i salotti della Napoli bene del tempo e lì si distinse per la sua spontanea ed estemporanea capacità di produrre musiche, canzoni e versi. Poliedrico e multivalente si espresse anche come poeta con un certo successo. Fu chiamato spesso a dirigere opere liriche al Teatro San Carlo di Napoli ed anche altrove. Compose un’opera semicomica in atto unico dal titolo “Cicco e Cola”, che fu anche rappresentata al Teatro San Carlo. Sembra certa la presenza a Meta di Donizetti in quel periodo ospitato nella casa natale di Paturzo. Nel 1841 si sposò con Teresa Panico ed ebbe tre figli: Maria Emilia, Emanuele e Maria Concetta. Sembrerebbe che dal 1855 lasciò la sua residenza di Napoli e ritornò definitivamente nella sua casa natale a Meta. La sua poliedricità nelle tipologie di musiche che compose gli permisero di pubblicare due raccolte. La prima intitolata “Sciure e mazzate” (canzoni e scene de lo popolo auto e bascio; vierze napolitani e toscani) dove si destreggiò tra il vernacolo napoletano e l’italiano. La seconda invece “Usi e costumi napoletani” (canzoni, versi in dialetto e musica ispirati dalla vita reale) decisamente composta in napoletano. Avemmo il piacere nel 2019 all’interno di un portone metese di ascoltare il pezzo più orecchiabile composto dal maestro metese ” Chi é che tozzola?” eseguito da un ottimo tenore e da una brava soprano. In quella aria musicale traspariva forse il carattere di Paturzo: giovale, geniale, estemporaneo e soprattutto molto melodico e divertente sinanche nel testo. Nel 1873 ebbe l’onore, durante la visita e permanenza della zarina di Russia Maria Alexandrovna a Sorrento, di eseguire alla presenza della stessa un inno alla zarina da lui composto. Questa esibizione si realizzò all’interno dello storico Hotel Tramontano di Sorrento che dopo quella visita poté fregiarsi del titolo di Imperial Hotel. Si dice che in quell’occasione Paturzo colpì particolarmente la zarina tanto che costei regalò al musicista metese un anello d’oro con ricchi brillanti. Probabilmente Paturzo nella sua maturità trascorsa a Meta si dedicò principalmente alla composizione di musica sacra. Tra quelle composizioni vanno ricordate “Le tre ore di agonia di Gesù” e ” Le sette parole del Redentore sulla croce”. Quest’ultima veniva sempre eseguita all’interno della Basilica della Madonna del Lauro la sera del Venerdì Santo. Si dice che Maestro Camillo avesse un carisma speciale tanto che puntualmente ogni venerdì Santo venissero a Meta a suonare gratuitamente gli orchestrali del teatro San Carlo. Nel 1859 compose anche il requiem per i funerali del Re Ferdinando II. Paturzo si distinse anche per le sue idee liberali come valente patriota e nelle sue frequentazioni napoletane sicuramente incontrò illustri patrioti napoletani. Il maestro morì nel 1874 e per certo sappiamo che fu sepolto in un ossuario comune. Notizia triste e confermata dall’Avv. Filippo Viggiano che da studente intervistò il nipote del maestro Paturzo: Camillo Milano. Nonostante gli appelli del magistrato Gaetano Amalfi (1883), del canonico Gaetano Lampo e del Prof. Claudio Cacace (1932), dell’Amm. Giuseppe Guida (1978) Camilo Paturzo rimane purtroppo a tutt’oggi un grande metese dimenticato. Qualche anno fa il Dr. Mariano Lardaro e la moglie D.ssa Angela Guida hanno scritto un bel libro biografico su Paturzo, che consiglio vivamente di leggere. Anche l’infaticabile Prof. Lauro Gargiulo lo ha degnamente ricordato tra i personaggi famosi di Meta e della penisola sorrentina nel suo libro recentemente pubblicato. Tutti coloro che si sono impegnati nel ricordare la figura di Paturzo hanno esplicitamente richiesto alle autorità comunali un monumento, un cenotafio, una lapide una via o almeno un vicoletto da dedicare a questo importante musicista inopinatamente lasciato nell’oblìo. Sarebbe bello e sensato apporre una lapide commemorativa sulla facciata del natìo Palazzo Carbone ed intitolargli il vicoletto immediatamente di fronte.

EUGENIO LORENZANO